The Ice Cream Project, il pop-up estivo di Anya Hindmarch con i gusti più strani al mondo
A prima vista potrebbe sembrare assurdo: un cono di gelato al dentifricio, una pallina al dado da brodo di manzo…
Come ogni anno, la guida Gambero Rosso Gelaterie d’Italia torna a raccontare lo stato dell’arte del gelato artigianale italiano, tra conferme, nuove eccellenze e movimenti che fotografano un settore in continua evoluzione.
Nel nostro precedente approfondimento sulle 71 gelaterie Tre Coni 2025, avevamo analizzato criteri di selezione, crescita del comparto e alcune dinamiche che avevano già acceso un primo dibattito sul ruolo delle guide e sul loro rapporto con i professionisti del settore.
L’edizione 2027 si inserisce nello stesso percorso, ma con alcune scelte che, volenti o nolenti, segnano un cambio di ritmo rispetto al passato.
Anche i premi speciali della guida 2027 continuano a rappresentare una lettura trasversale del settore, ma con un’impostazione leggermente diversa rispetto alle edizioni precedenti.
Si segnala infatti un riassetto delle categorie, con l’eliminazione di riconoscimenti storici come Miglior gelato al cioccolato e Miglior crema.
Una scelta che sposta ulteriormente il focus verso categorie più narrative e trasversali, come innovazione, territorio e nuove aperture.
Ecco la lista completa delle gelaterie premiate con i Tre Coni Gambero Rosso 2027, suddivisa per regione.

Uno degli elementi più discussi di questa edizione riguarda l’assenza di Gelateria Dassie dalla lista dei Tre Coni 2027.

Una decisione che arriva dopo un anno già particolare, segnato dalla scelta del maestro gelatiere di Treviso di esprimere pubblicamente il proprio dissenso rispetto ai criteri della guida e alla loro applicazione.
La curatela della guida, attraverso le dichiarazioni ufficiali, aveva ribadito un punto chiave:
i Tre Coni non sono un premio “accettabile o rifiutabile”, ma una valutazione editoriale che rimane tale indipendentemente dalle posizioni dei singoli professionisti.
Ed è proprio su questo punto che la lettura diventa meno lineare.
Se infatti da un lato il principio dichiarato è quello di una valutazione costante e indipendente, dall’altro l’assenza totale di una realtà storicamente presente nella guida porta inevitabilmente a interrogarsi su quanto i criteri applicati siano effettivamente percepiti come invariati anche dall’esterno.
Soprattutto se consideriamo il peso che, negli anni, la stessa guida ha attribuito a questa insegna.

Un altro elemento che segna questa edizione riguarda la presentazione della guida, che dopo diversi anni non è più stata ospitata al SIGEP di Rimini, ma si è spostata in una nuova location a Napoli.
Una scelta che, al di là dell’aspetto logistico, apre una riflessione più ampia.
Il SIGEP ha rappresentato per anni uno dei contesti naturali della presentazione della guida, anche per il suo forte legame con il settore della gelateria. Lo spostamento a Napoli, invece, segna una discontinuità evidente, che può essere letta come un tentativo di riposizionamento dell’evento su un piano più culturale e territoriale.
Allo stesso tempo, resta una domanda aperta sul perché di questo cambio e su quanto possa incidere sulla percezione di continuità del progetto editoriale.
Al di là delle dinamiche interne alla guida, il dato strutturale resta chiaro: il gelato artigianale italiano continua a crescere, evolversi e consolidarsi come uno dei comparti più dinamici della ristorazione.
La Guida Gambero Rosso, con tutte le sue evoluzioni, rimane un punto di riferimento centrale per raccontare questo mondo e per orientare il pubblico tra le insegne d’eccellenza.
E proprio per questo, almeno dal nostro punto di vista, resta uno strumento importante: non solo per celebrare il settore, ma anche perché inevitabilmente contribuisce a generare dibattito, confronto e letture diverse.
Un aspetto che, nel bene e nel male, fa parte della sua natura.
In questo senso, la vicenda legata a Dassie, al di là delle posizioni e delle interpretazioni, ha avuto almeno un merito: riportare al centro una discussione sul rapporto tra guide, professionisti e criteri di valutazione.
Speriamo che questo intervento abbia contribuito ad aprire ulteriormente il discorso e che quella porta verso il cambiamento non si sia richiusa del tutto.
Perché, come già emerso in altri momenti di confronto del settore, il punto non è mai solo il singolo episodio o la singola scelta che genera dibattito. Il tema più profondo riguarda la capacità del mondo del gelato di continuare a confrontarsi su sé stesso, senza interrompere la riflessione una volta spenti i riflettori.
Il rischio, altrimenti, non è tanto quello di una guida o di una valutazione discutibile, ma quello di un settore che cresce senza riuscire a costruire un dialogo continuo su identità, criteri e direzione futura. Un dialogo che non dovrebbe restare confinato ai singoli eventi o alle singole occasioni di discussione, ma diventare parte stabile della sua evoluzione.
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