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Il gelato italiano incontra la tradizione gastronomica cinese e cambia sapore. Al posto delle classiche creme alla vaniglia o al cioccolato arrivano il riso fermentato, le varietà di tè più aromatiche e ingredienti che appartengono alla cucina e alle abitudini quotidiane del Paese. È questa la direzione scelta da Guming, conosciuta anche come Good me, una delle catene cinesi specializzate in bevande a base di tè, che ha deciso di entrare nel mercato del gelato con un progetto dedicato. Si chiama Guladuo, un nome che richiama foneticamente la parola italiana gelato, ma che identifica un prodotto pensato soprattutto per il pubblico cinese, con gusti legati al territorio e una proposta che si allontana dalle combinazioni più diffuse in Occidente.
La novità si inserisce in un fenomeno più ampio che sta coinvolgendo diverse aziende cinesi del settore delle bevande. I marchi specializzati in tè, latte e preparazioni alla frutta stanno ampliando i propri menu con dessert e prodotti da consumare al cucchiaio, cercando nuove occasioni di vendita. Il gelato è diventato uno dei protagonisti di questa trasformazione, anche perché permette di reinterpretare ingredienti già familiari ai clienti. Guming ha scelto di farlo con un format specifico, inaugurato a Nanchino nel settembre 2026, dove la tradizione del gelato artigianale viene riletta attraverso sapori locali. E proprio questa combinazione tra una preparazione conosciuta in tutto il mondo e ingredienti tipicamente locali ha attirato l’attenzione dei consumatori (un fenomeno simile è quello dei mochi gelato).
Il progetto di Guming è diventato realtà il 19 settembre 2026, con l’inaugurazione del primo Fresh Enjoy Store di Guming nel centro commerciale Yuhua MixC World di Nanchino, nella provincia del Jiangsu. Il nuovo spazio affianca alle bevande a base di tè una proposta di gelato preparato quotidianamente, segnando un’evoluzione rispetto al modello tradizionale della catena.
L’apertura era stata preceduta da un punto vendita temporaneo, attivo dal 12 al 14 settembre, dove il pubblico aveva potuto assaggiare tre gusti: vaniglia, caramello salato e yangmei, un frutto asiatico noto anche come corbezzolo cinese, apprezzato per il suo carattere dolce e acidulo. Una prima selezione che già mostrava la volontà di affiancare sapori internazionali a ingredienti più vicini al gusto locale.

Con l’inaugurazione ufficiale è arrivata una proposta diversa, composta da quattro gusti venduti a prezzi compresi tra 15 e 19 yuan, equivalenti indicativamente a circa due euro. Anche la presentazione contribuisce a distinguere il prodotto: le coppette hanno una particolare forma che ricorda un disco volante, un dettaglio che ha contribuito alla diffusione delle immagini sui social cinesi.
L’interesse iniziale è stato notevole. Secondo quanto riportato dalla stampa di settore locale, nel giorno del debutto sono state vendute oltre 2.300 coppette, mentre davanti al negozio si sono formate lunghe code. Un risultato che racconta la curiosità suscitata dal nuovo format, anche se sarà necessario osservare l’andamento delle vendite nel tempo per capire se il successo dell’apertura proseguirà anche nei prossimi mesi.
A rendere particolare Guladuo è soprattutto la scelta dei gusti, costruita intorno a ingredienti che raccontano la cultura alimentare cinese. Il più rappresentativo è quello al riso fermentato di Jinling, una preparazione tradizionale associata alla città di Nanchino. Fermentando, il riso sviluppa infatti una nota dolce, ma delicata, nonchè un profilo aromatico caratteristico, che nella cucina locale trova spazio in dessert e preparazioni dolci.
Accanto al riso fermentato compare un gusto al tè intenso, pensato per valorizzare le note vegetali e aromatiche dell’infusione. Un’altra proposta è Guanyun Tea Charm, ispirata al mondo dei tè cinesi di montagna, con riferimenti alle varietà provenienti dai monti Wuyi, nella provincia del Fujian, territorio conosciuto per la produzione di tè di particolare pregio. La scelta di lavorare con il tè è particolarmente coerente con l’identità di Guming. L’azienda nasce infatti nel settore delle new-style tea drinks, bevande contemporanee che combinano tè, latte, frutta, creme e altri ingredienti.
A completare la selezione c’è il pistacchio, uno dei gusti più riconoscibili della gelateria italiana e internazionale. La sua presenza crea un confronto interessante con le altre tre proposte: da una parte un ingrediente ormai familiare anche al di fuori dello Stivale, dall’altra sapori che derivano direttamente dalle tradizioni gastronomiche asiatiche.
Guming non è l’unico marchio cinese di bevande a guardare al mondo del gelato. Nel corso del 2026 anche altre aziende del settore hanno avviato sperimentazioni che uniscono la preparazione di ispirazione italiana ai gusti locali. Tra queste c’è Heytea, che ha sviluppato il progetto Gelato Lab+, proponendo anche combinazioni decisamente insolite per il pubblico occidentale, come il tuorlo d’uovo salato e i funghi porcini. Ingredienti che il consumatore italiano medio difficilmente apprezzerebbe in un dessert freddo, ma che mostrano quanto il gelato possa costituire anche uno spazio di sperimentazione.
Anche Chagee, conosciuta in Cina come Bawang Chaji, ha presentato Chalado, una linea che trasforma alcune delle sue miscele di tè più conosciute in gusti di gelato. Il marchio Jasmine White aveva già sperimentato un’offerta simile nel proprio punto vendita di punta nella provincia del Fujian.
Il filo comune è la volontà di ampliare l’offerta oltre il tradizionale bicchiere di tè. In un mercato dove le catene di bevande competono anche attraverso novità stagionali, collaborazioni e prodotti esclusivi, il gelato offre un’occasione per differenziarsi. E rispetto a una semplice bevanda fredda consente di lavorare su consistenze, abbinamenti e modalità di consumo differenti.
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