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A prima vista potrebbe sembrare assurdo: un cono di gelato al dentifricio, una pallina al dado da brodo di manzo…
Cosa succederebbe se, invece della solita merendina confezionata, da un distributore automatico uscisse un barattolino di gelato artigianale? È la domanda da cui è partito il progetto di Ilaria Passali, 21 anni, di Novate Milanese, che ha immaginato di portare il gelato artigianale in un canale di vendita decisamente meno tradizionale: quello della distribuzione automatica.
L’idea si chiama Gelattolino Lilly e nasce da un’esigenza molto concreta. Quella che Ilaria, ventunenne di Novate Milanese, ha sperimentato in prima persona durante le pause all’università: cercare qualcosa di dolce e trovare nelle macchinette soltanto bibite, snack e prodotti preconfezionati. Da qui l’intuizione di utilizzare lo stesso canale per proporre invece un prodotto artigianale. Il progetto è ancora in fase di sviluppo e prevede la vendita di barattoli di gelato sia in negozio sia attraverso distributori dedicati, pensati per luoghi come università, studentati e centri sportivi.
L’idea di Ilaria non nasce in un mercato completamente inesplorato. Esistono già gelaterie e pasticcerie che hanno affiancato al tradizionale banco un distributore refrigerato, collocato all’esterno del locale o in altri punti strategici. L’obiettivo è semplice: continuare a vendere anche dopo la chiusura, senza dover mantenere aperto il negozio e senza la presenza continua del personale.
Ci sono esempi in diverse parti d’Italia. Il Gran Caffè Melissano di Lecce, per esempio, ha scelto il vending per rendere disponibili anche fuori dall’orario di apertura alcune delle proprie specialità, tra cui zuccotti e spumoni. Altre gelaterie hanno invece inserito il distributore direttamente nella vetrina del locale, trasformandolo in una sorta di secondo punto vendita attivo nelle ore serali. Il fenomeno non riguarda però soltanto le attività che hanno già un negozio. Il vending viene infatti considerato anche come un modo per portare il gelato in luoghi dove una gelateria tradizionale difficilmente avrebbe senso: strutture sportive, aree residenziali, università, studentati o altri spazi caratterizzati da un passaggio costante di persone.
È proprio questa la differenza rispetto al semplice distributore di prodotti confezionati. La macchina non viene utilizzata per vendere un prodotto industriale già pronto, ma diventa un nuovo canale attraverso cui il laboratorio può raggiungere direttamente il consumatore.
Perché questo sistema possa funzionare, naturalmente, serve una tecnologia adeguata. Il gelato deve essere conservato a temperature precise e mantenere le proprie caratteristiche durante tutto il periodo in cui rimane all’interno della macchina. Per questo, negli ultimi anni sono state sviluppate soluzioni specifiche per il mondo della gelateria.
Creative Menù, per esempio, racconta di aver iniziato a proporre distributori automatici adattati al gelato artigianale nel 2020, durante la pandemia, quando la necessità di trovare nuovi sistemi di vendita aveva accelerato la ricerca di formule alternative al tradizionale punto vendita. Oggi l’azienda propone una linea dedicata al vending del gelato.
Ma il distributore non è l’unica soluzione. Accanto alla vendita immediata stanno comparendo anche i locker refrigerati, pensati per chi ordina un prodotto e lo ritira successivamente. Il meccanismo è diverso: non si acquista necessariamente ciò che si trova disponibile in quel momento, ma si può prenotare una torta gelato, un semifreddo o un altro prodotto e ritirarlo in un momento concordato, anche quando la gelateria è chiusa. Si tratta dunque di due modelli diversi, ma progettati per rispondere alla stessa esigenza: allargare il momento della vendita oltre gli orari tradizionali della gelateria.
È proprio in questo contesto che si inserisce l’idea di Ilaria Passali. La scintilla è arrivata durante le pause universitarie, quando la voglia di un gelato si scontrava con un’offerta composta quasi esclusivamente da snack e bevande. La visita al SIGEP di Rimini le ha poi permesso di approfondire il settore e di capire come trasformare quella intuizione in un progetto. L’idea è quella di produrre barattolini di gelato artigianale da vendere attraverso due canali: il negozio tradizionale e i distributori automatici. Non una sostituzione della gelateria, quindi, ma un modo per portare il prodotto in luoghi e momenti diversi.

Dietro Gelattolino Lilly c’è però molto di più: Ilaria è figlia dei titolari di una realtà dolciaria di Novate Milanese e racconta di aver ricevuto dal nonno, che prima di diventare pasticcere era cresciuto proprio nel mondo del gelato, l’idea che un prodotto non sia soltanto una questione di ingredienti, ma anche di cura verso chi lo acquista. Il nome Lilly arriva proprio da quel legame familiare: era il soprannome con cui il nonno la chiamava.
Anche il percorso di studi della giovane aspirante imprenditrice riflette questa doppia direzione. Ilaria sta terminando la laurea in Economia e Gestione aziendale e punta poi a specializzarsi in Scienze e Tecnologie alimentari. Il progetto mette quindi insieme il lato imprenditoriale e quello più strettamente legato al prodotto e alla sua realizzazione.
La parte più interessante di Gelattolino Lilly sta forse proprio qui: il distributore non viene pensato come un’alternativa alla gelateria, ma come un suo prolungamento. Il laboratorio rimane il luogo in cui il gelato viene prodotto, mentre la macchina diventa un punto vendita aggiuntivo, potenzialmente accessibile anche quando il negozio è chiuso. Il passaggio dal banco della gelateria alla distribuzione automatica racconta anche un cambiamento nel modo in cui il gelato può essere pensato come prodotto. La qualità artigianale non è più necessariamente legata a un unico luogo di vendita: può viaggiare, trovare nuovi formati e incontrare il consumatore in contesti diversi da quelli tradizionali.
Nel caso di Ilaria, questo passaggio è ancora tutto da costruire. Gelattolino Lilly è un progetto in fase di sviluppo e non una rete di distributori già operativa, e si inserisce in una ricerca più ampia che sta portando il mondo del gelato a confrontarsi con nuovi canali di vendita, nuove tecnologie e nuove occasioni di consumo. E proprio il distributore automatico, uno degli strumenti più comuni della vendita quotidiana, anche e soprattutto nell’ambiente universitario, potrebbe diventare uno dei luoghi in cui il gelato artigianale proverà a cercare il proprio spazio.
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